sabato, 20 giugno 2009
Tosto come un sampietrino
indeclinabilmente romano
sempre più nel mio terreno affondo
eppur voglio essere e sono
per i passi che ho sopra e per tigna
cittadino del mondo

sampietrini
postato da: famoHPsse alle ore 23:44 | Permalink | commenti (17)
categoria:
domenica, 17 maggio 2009

C’ero una volta
e così com’ero
oggi non ci sono più,
ma anche tu
non sei più la stessa tu.

C’ero una volta
e invece adesso
sono un altro, il figlio di me stesso,
se tu lo sai com’è ch’è stato
RACCONTAMI LA NOTTE IN CUI SONO NATO.

.

.

...una musica così

 e le prime due strofe a vedere se le altre arrivano

 per una canzone solo immaginata...

...per una canzone inspirata da un libro http://giulioperroneditore.it/node/72...

postato da: famoHPsse alle ore 08:29 | Permalink | commenti (9)
categoria:
giovedì, 07 maggio 2009

Succede che sabato 9 alle ore 19,30 al Tuma's Book Bar

http://www.tumasbookbar.com/

avverrà lo storico evento della presentazione de

IL SE’, LA POESIA, IL MONDO

http://www.tumasbookbar.com/news.interna.php?notizia=350

antologia curata da Letizia Leone ed edita sotto il marchio LAB http://giulioperroneditore.it/node/328 

che raccoglie espressioni poetiche di 6 autori di sicura fama futura quali le affascinanti  Fabiana Frascà e Simona D’Urbano, il giovine Luca Brunetti, Alessandro Andreoni, Jago ed Io.

Annamaria e Pietro canteranno due mie cover ospitate nell’antologia.

E, come dice il Venditti, tutto il resto è vita.

 

***

Queste non sono nell’antologia, ma nelle sue pieghe.

 

Trionfo di Bacco e le tre Poetesse

(Quant'è bella la Jacuzzi)

Quant’è bella la Jacuzzi
se c’è dentro la Marcuzzi!
Chi vuol esser lieto, sia:
ci si tuffi in allegria.
Tre Poetesse ho conosciuto
che di Bacco sono amiche:
insieme a lor non c’è mestizia,
ma poetica Letizia.
Quant’è bella la Jacuzzi
se c’è dentro la Marcuzzi!
Chi vuol esser lieto, sia:
ci si tuffi in allegria.
Con la voce un poco arcana,
mi carezzan di Fabiana
versi e rime alla Valduga
ch’ogni scrupol metton in fuga.
Quant’è bella la Jacuzzi
se c’è dentro la Marcuzzi!
Chi vuol esser lieto, sia:
ci si tuffi in allegria.
Bimbamatta è un po’ Simona
ma anche molto liquorosa:
se l’hai accanto non riposa
la tua voglia al fin birbona.
Quant’è bella la Jacuzzi
se c’è dentro la Marcuzzi!
Chi vuol esser lieto, sia:
ci si tuffi in allegria.

 

 

O cavalier garbato di maniere

O cavalier garbato di maniere
Giullare ognor e dal sorriso aperto
Che scaldi rosso il vino nel bicchiere
A baccanti che il core t’hanno offerto!

Gentil messere e cavalier! servente
di rose e vino la nostra sera ardente
scriver stil novo non è rima matta
ma studio e foco che cuoce in pignatta!

Hai vivo d'amore il sorriso
lo sguardo di più d'ironia,
gentile cavalier dal cuore generoso sei Tu
a sorprenderci con intelligenza e rara simpatia!

Poetesse mie io giuro che vi amo
e il pensier mio a voi corre stasera
che i vostri versi leggo, rileggo e bramo
qual canzon a me cara e tanto lusinghiera,
sicchè, o Donne, porgovi preghiera
e vi domando quando ci arifamo?

 

 

postato da: famoHPsse alle ore 23:16 | Permalink | commenti (10)
categoria:
mercoledì, 22 aprile 2009

matrimoni scoppiati

Roberta Pontani è uno degli autori più emblematici per vitalità di comportamenti  ed entusiasmi sinallagmatici di quella che ormai può definirsi la  Lost Generation  della Giulio Perrone Editore.

Compagna di antologie e di corsi, mi invia la seguente proposta in cui forse non è assente un retrogusto d’ironia. Ci mediterò su non senza il conforto della rilettura del suo racconto Nel bene o nel male? in MATRIMONI SCOPPIATI, per la filosofica conclusione che finchè c’è corso c’è speranza.

 

TEMA DEL CORSO: diventare intelligente quanto una donna (quindi essere perfetti)
OBBIETTIVO PEDAGOGICO: corso di formazione che permette agli uomini di sviluppare quella parte del cervello della quale ignorano l'esistenza.
PROGRAMMA: 4 moduli di cui uno obbligatorio.

MODULO 1: CORSO DI BASE OBBLIGATORIO
1) imparare a vivere senza la mamma (2000 ore)
2) la mia donna NON è MIA MAMMA (350 ore)
3) capire che il calcio non è altro che uno sport (500 ore)

MODULO 2: VITA A DUE
1) avere bambini senza diventare geloso (50 ore)
2) smettere di dire boiate quando la mia donna riceve i suoi amici (500 ore)
3) vincere la sindrome del telecomando (550 ore)
4) non fare la pipì fuori dal water (100 ore, esercizi pratici con video)
5) riuscire a soddisfare la mia donna prima che cominci a far finta (1500 ore)
6) come arrivare fino al cesto dei panni sporchi senza perdersi (500 ore)
7) come sopravvivere ad un raffreddore senza agonizzare (300 ore)

MODULO 3: TEMPO LIBERO
1) stirare in due tappe (una camicia in meno di due ore: esercizi pratici)
2) digerire senza ruttare mentre lavo i piatti (esercizi pratici)

MODULO 4: CORSO DI CUCINA
_Livello1 (principianti): gli elettrodomestici: ON=ACCESO OFF=SPENTO
_Livello2 (avanzato): la mia prima zuppa precotta senza bruciare la pentola.
_Esercizi pratici: far bollire l'acqua prima di aggiungere gli spaghetti.

Sono inoltre previsti dei temi speciali di approfondimento; a causa della complessità e della difficoltà di comprensione dei temi, i corsi avranno un max di 8 iscritti:
TEMA 1: il ferro da stiro; dalla lavatrice all'armadio: un processo misterioso
TEMA 2: tu e l'elettricità: vantaggi economici del contattare un tecnico competente per le riparazioni
TEMA 4: perchè non è reato regalarle fiori anche se sei già sposato con lei
TEMA 5: il rullo della carta igienica: "la carta igienica nasce da sola nel portarullo?" (esposizioni sul tema della generazione spontanea)
TEMA 6: come abbassare la tavoletta del bagno passo a passo (teleconferenza con l'Università di Harward)
TEMA 7: perchè non è necessario agitare le lenzuola dopo aver emesso gas intestinali (esercizi di riflessione di coppia)
TEMA 8: gli uomini che guidano possono chiedere informazioni ai passanti quando si perdono senza il rischio di sembrare impotenti (testimonianze)
TEMA 9: la lavatrice: questa grande sconosciuta della casa
TEMA 10: differenze fondamentali tra il cesto della roba sporca e il suolo
TEMA 11: l'uomo nel posto del passeggero: è geneticamente possibile non parlare o agitarsi convulsamente mentre lei parcheggia?
TEMA 12: la tazza della colazione: lievita da sè fino al lavandino? (esercizi diretti da Silvan)
TEMA 13: comunicazione extrasensoriale: esercizi mentali in modo che quando gli si dice che qualcosa è nel cassetto dell'armadio non domandi "in quale?"
 

 

postato da: famoHPsse alle ore 21:58 | Permalink | commenti (32)
categoria:
mercoledì, 15 aprile 2009
postato da: famoHPsse alle ore 21:32 | Permalink | commenti (19)
categoria:
martedì, 10 marzo 2009

TRA I VICOLI DI ROMA

da TRA I VICOLI DI ROMA

(Giulio Perrone Editore)

  

 

 

La Via più importante di Roma

 

 

 

   1944, ore 14 del 23 marzo.

   Ilia, ventiquattro anni, è come sempre in ritardo. Lo stretto tailleur, i tacchi e gli sguardi della gente che passa non le consentono più di tanto di affrettare il passo.

   In Via Quattro Fontane ad attenderla è Henny, trentadue anni, chiamato così da un padre molisano in onore dell’italiana conquista militare del Forte Henny in Libia, nei giorni della sua nascita.

   Sono fidanzati e l’occasione dell’incontro è la borsetta rossa di Ilia portata a riparare nel negozio all’angolo con Via Rasella.

   “Signorina Lombardelli, perché rossa questa borsetta?” L’aveva infastidita il Capo Ufficio. “Perché il rosso posso portarlo su tutto, Dottore” a giustificarsi.

   Ma questo è solo ricordo, perché ora è disoccupata, così come disoccupato è Henny. Lavoravano in aziende di regime ora chiuse.

   Un periodo di passaggio, almeno così nelle speranze, scuole serali la sera a riprender gli studi, lavori occasionali di giorno, secondo opportunità.

   “Scusa, ho fatto tardi”

   Il solito sguardo eloquente per risposta e “Dai prendiamo un caffè”.

   L’accoglie sottobraccio e fa per incamminarsi, ma Ilia lo trattiene per lasciar passare un carretto spinto da un uomo.

   Il carretto è coperto da un telo grigio. Anche l’uomo è grigio. Prosegue senza voltarsi, senza un cenno di ringraziamento.

   A metà di Via Rasella girano per Via del Boccaccio e con pochi passi sono a Via del Tritone, al bar.

   Un gruppetto di militari, in piedi, parlotta accanto al bancone. Ad un tavolino un signore calvo con i baffetti sta leggendo Il Messaggero. Gli siedono accanto.

   “I Signori desiderano?”

   “Ilia, che prendi?”

   “No…niente, grazie. Sto bene così…”

   “Allora solo un caffè, per favore”.

   E il cameriere si allontana con aria seccata.

   “Hai scuola questa sera?” domanda lei.

   “No, è domani”.

   “Allora che facciamo?”

   “Andiamo da Ines…c’è pasta e fagioli…”

   Ines è la sorella di Henny, ha preso in affitto un grande appartamento lì vicino e subaffitta le camere.

   “Non facciamo tardi, però”. 

   “Sì, anch’io non voglio far tardi. Devo studiare, sono rimasto in dietro”.

   Il diploma da ragioniere è il primo passo. Poi, nelle aspirazioni, l’Università e la nuova emergente professione di Dottore Commercialista.

   Henny le prende la mano.

   Il signore calvo coi baffetti solleva lo sguardo dal giornale.

   Ilia se ne avvede e la ritira, gli occhi, però, sono solo per Henny.

   Ancora non lo sanno, ma avranno giorni e giorni insieme.

   Fra quattro anni si sposeranno, appena lui avrà preso la laurea, lavoreranno insieme, poi un figlio, poi una figlia, avranno liti, baci, liti, ancora baci, giorni di gioie e soddisfazioni, giorni tristi, difficoltà, crisi, traguardi, vittorie, sconfitte, comunque insieme, sempre insieme, giorni e giorni e giorni insieme…

   …forse, però…

   …un boato…un’esplosione?…sì, un’esplosione!

   “E’ per noi! E’ per noi!” gridano i militari uscendo dal bar. Spintonano e si spintonano in corsa verso Via Rasella.

   Henny afferra la mano di Ilia e la strattona fuori.

   Il cameriere chiude la porta del bar. Il signore calvo coi baffetti è in confusione e si attarda sulla strada. Non lo rivedranno più.

   Via Zucchelli.

   Chi la conosce Via Zucchelli?

   In pochi, oltre agli altrettanto pochi che vi abitano.

   Eppure non è mica una via di periferia, né si trova confusa in qualche anonima zona di quartiere.

   Via Zucchelli è in pieno Centro, tra due delle più conosciute vie di Roma.

   Solo che è molto stretta, in salita da Via del Tritone a Via Sistina, poco più di una fessura nella continua facciata di palazzi che senza soluzione va da Piazza Barberini verso Piazza San Silvestro, praticamente sconosciuta alla gente che, senza cura, ogni giorno, le fluisce agli imbocchi.

   Così per Ilia ed Henny, di solito.

   Di solito, ma non quel giorno.

   Il botto dell’esplosione veniva da lì, al di là di Via del Boccaccio, da Via Rasella e da lì ora echeggiano spari. Spari e grida, echi incomprensibili di chiaro pericolo.

   Fuggire.

   Henny stringe forte la mano di Ilia.

   A destra e sinistra Piazza Barberini e Largo del Tritone, sono come pagine bianche che improvvisamente si riempiono di schizzi d’inchiostro. Sempre più dense di soldati, di vetture militari. E il nero inizia a scendere, a confluire verso di loro, verso quel punto di Via del Tritone.

   Via Zucchelli.

   Ilia si gira e la vede.

   La vede come non l’ha mai vista, quella fessura di stretta strada in salita. Ad oggi mai percorsa.

   Ed ora di corsa.

   Senza pensarci. Col respiro che sale, col rumore del fiato che ovatta, che tuffa in silenzio.

   Tira la mano di Henny e su, a correre per la salita.

   Correre, si fa per dire.

   Dopo già tre passi è Henny che la guida e la trascina che barcolla mentre litiga con il tailleur stretto, coi tacchi, coi sampietrini.

   La borsetta rossa cade per terra… ma chi se ne frega.

   Quanto è stretta Via Zucchelli, quanto è lunga Via Zucchelli.

   Quanto è stata importante Via Zucchelli.

   Più che importante, direi essenziale.

   Forse non sarebbe stata una grande perdita per l’umanità, ma senza Via Zucchelli io non starei qui a scrivere questo racconto, perché, molto probabilmente, non sarei neanche nato.

   Sinceramente, mi sarebbe seccato.

   Quel 23 marzo e nel giro delle ventidue ore seguenti all’attentato, per rappresaglia, 335 persone furono ammassate in camion e portate via. Molti di queste erano prigionieri politici presi dalle celle di Regina Coeli, altri da via Tasso, altre persone ancora erano state rastrellate per strada. Alle Fosse Ardeatine tutte morirono senza colpa, compresi 75 ebrei, che morirono solo perché ebrei.

   Tra le persone rastrellate per strada, senza Via Zucchelli, avrebbero potuto esserci anche Henny ed Ilia, mio padre e mia madre.

   Senza così avere giorni e giorni insieme.

   Il nulla.

   Da lì a quattro anni nessun matrimonio, nessuna laurea, non avrebbero lavorato insieme, niente figlio, niente figlia, né liti, né baci, né giorni di gioie e soddisfazioni, né giorni tristi, null’altro, nulla di nulla…assolutamente nulla da vivere insieme.

   E così niente io.

   E invece sì, grazie Via Zucchelli.

   Per me, la Via più importante di Roma.

   Così ho vissuto e ho potuto vedere il bianco e nero del dopoguerra e delle strade di Roma nei film degli anni cinquanta alla televisione colorarsi del sole degli anni sessanta e del boom economico con luminosità poi ispessite per le foschie dei mai troppo ben compresi anni settanta e quindi tornate a rischiararsi per l’incosciente euforia degli anni ottanta a sua volta, senza preavviso, implosa nelle penombre e nei chiaroscuri degli anni fino ad oggi.

   Colori e dissolvenze. Vita.

   Anche passato e presente per dissolvenza insieme.

   L’uomo grigio col carretto grigio si chiamava e si chiama Rosario Bentivegna, aveva ventidue anni, ora ne ha ottantaquattro.

   Carla Capponi, che partecipò con lui all’attentato e che poi diventò sua moglie e gli regalò una figlia, Elena, aveva ventisei anni.

      Bruno Vespa, invece, non importa quanti anni abbia. Perché Bruno Vespa è rappresentazione.

   Rappresentazione di nostre legittime e possibili domande, di   nostre legittime e possibili opinioni dell’oggi sull’oggi, ma anche dell’oggi sugli avvenimenti di ieri.

   Bruno Vespa, nel suo libro Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi, scrive che l’attentato di Via Rasella fu un errore enorme e tragico.

   Rosario Bentivegna rivendica senza alcun tentennamento la legittimità e la valenza della sua azione e chiede rettifiche e precisazioni.

   Così è stato scontro. Di lettere. Di lettere pubblicate (R. Bentivegna, Via Rasella - la storia mistificata – carteggio con Bruno Vespa).

   Lettere intercorse dal dicembre 2004 al giugno 2005, sessantuno anni dopo.

   Lettere tra passato e presente, per dissolvenza insieme.

   “Caro Dott. Vespa, evidentemente non siamo fatti per intenderci”.

   “Caro Professore, le nostre posizioni restano divergenti”.

   Io non so per quale via di fuga, dopo l’attentato, Rosario e Carla si siano allontanati da Via Rasella. So, però, che erano giovani. Giovani come Henny ed Ilia. Forse anche loro corsero per Via Zucchelli, sicuramente per una loro Via Zucchelli.

   E se nel correre si fossero incontrati e nella foga scontrati come in realtà si sono scontrati senza pur mai incontrarsi?

   A quei quattro giovani, più che all’odierno ottuagenario, si addicono le domande e le verifiche di Bruno Vespa. Avrebbe nelle contrapposizioni facile gioco di confutazione.

   “Eravate in quattro a Via Rasella, due per un caffè e due per una bomba. Perché?

   E’ stato detto che l’attentato di Via Rasella ha permesso di accogliere le truppe alleate venute a liberarci a testa alta e senza complessi d’inferiorità. Siete d’accordo?

   Nella Roma in cui vivete c’è miseria e disordine. E’ una città da ricostruire. Come? Qual è il vostro futuro?

   Come uscire da un’Italia divisa?”

   E altre domande ancora.

   Ma io non sono Bruno Vespa, né so farlo.

   Però… un piccolo contributo…

   Ilia oggi ha ottantasei anni e, ancor oggi, come suol dirsi, è donna che poche ne spiccia e poche ne ha da spiccià.

   Le domando, in un momento come un altro e senza che niente glielo facesse prevedere, “A Ma’, ma tu, oggi, dell’attentato di Via Rasella che ne pensi?”

   Motivi che lascio solo intendere mi impediscono di riportare letteralmente la risposta.

   Diciamo, per quel che vale, e per me vale, che la pensa come Bruno Vespa.

   Ed allora io, che ancora ringrazio Via Zucchelli, a Rosario, del quale potrei essere figlio come lo sono di Henny, porgo, col rispetto che si deve ad un padre, domanda con perimetro assolutamente circoscritto al punto essenziale: il risultato ottenuto giustifica il prezzo pagato?

   Mentre al Rosario di ventidue anni, del quale potrei essere padre, ed alle sue irriducibili convinzioni, contrapporrei l’altrettanto irriducibile convinzione che non si può agire in nome degli altri senza il consenso degli altri, gravandoli delle conseguenze, e così pure la convinzione, sempre più condivisa per ripetuta offerta di dimostrazioni, che le azioni di terrorismo ribelle sono dirette non a prevenire, ma a provocare le azioni avversarie di offesa, al fine di alimentare il sentimento dell’odio.

   Scusate, ma per uno che poteva non essere nato ogni altro discorso vale in conseguenza. Vale come una borsetta rossa persa il giorno che ti sei salvato la vita.

  

 

 

 

postato da: famoHPsse alle ore 21:23 | Permalink | commenti (48)
categoria:
sabato, 14 febbraio 2009

Avviare il primo YouTube, contare fino a 7, quindi avviare anche il secondo YouTube. Poi, quando ha finito il grandissimo Carmelo, leggere sotto. Meglio se ad alta voce. Senza farvi troppe domande. Perchè non ci sono risposte. Sono già tutte naufragate.

L’INFINITO UnderCaos

 

Amore caro mi fu amore bello,

come canzone sentita e risentita,

nell'ultimo pensier è tutto il vuoto.

Ma bevendo e mirando un ron pampero,

allegria triste mi fu come sorella, e compagna

silente, e urlantissima eco,

che senza color dipingo, ma tanto è un gioco,

chi cazzo se ne frega. Un altro ron

bevo e brindo a te per questo canto, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e il resto d’una vita,

come uccise ragioni, per una sola che fosse

ancora viva, solo per lei. Così in questo niente

ti offro ad annegar il pensier mio:

e il naufragar m'è dolce UnderCaos.

 

postato da: famoHPsse alle ore 14:09 | Permalink | commenti (60)
categoria:
sabato, 31 gennaio 2009

La Maestra di Poesia aveva chiesto di mettere in versi LA METAMORFOSI ed io, dovendo diventare scarafaggio, ho fatto la mia scelta.


NON SAPREI
(Kafka – McCartney)


Non saprei, / mi risveglio da inquieti sogni miei
e nel letto mi trovo trasformato,
che strano scherzo, / sono cambiato.
Credimi, / non sono più com’ero ieri,
stessa è la stanza, ma son diverso io.
Oh non saprei / com’è ch’è stato.
Forse, / sai, / che così fosse / volevo un po’ anch’io,
mo’ però / vedo qui / il casino / dei cazzi miei.
Non saprei, / dirti che giorni avrò non saprei.
No, io non so che vita avrò ormai.
Oh io sono un beatle / ora sai?
Forse, / sai, / che così fosse / volevo un po’ anch’io,
mo’ però / vedo qui / il casino / dei cazzi miei.
Non saprei, / dirti che giorni avrò non saprei,
No, io non so che vita avrò ormai,
Oh io sono un beatle / ora sai?


La Metamorfosiyesterday

postato da: famoHPsse alle ore 21:45 | Permalink | commenti (30)
categoria:
martedì, 13 gennaio 2009

 

TI POSSO DIRE LA MIA SUGLI UOMINI?

Qualche giorno è molto peggio
qualche giorno io vaneggio
bevo amaro anche il caffè
le mutande da lavare
la mia stanza che è una stiva
questa faccia che non so poi di chi è
faccio il giro delle “sole”
quelle che lascio fare
fino a che si vedrà
chi per primo abbassa gli occhi.
I miei amici sono “fuori”
se gli prende un po’ d’amore
tanto ognuno sa comunque
quel che sa.
Ti posso dire la mia sugli uomini?
A te che ti ho conosciuto
a te che ti sono solo sembrato
a te che mi hai proprio sbagliato
e a te che ti sbaglierò
ti posso dire la mia sugli uomini?
davanti a una birra di troppo
con una coperta bucata
quand’è bucata la notte
qualcosa ti racconterò.
Qualche giorno in questo peggio
io m’invento un magheggio
sono chiaramente qui per te
la risata che ti viene
la sorpresa di sognare
il tuo cuore mi va bene già com’è
e profumi e odori
sono un po’ più veri
fino a che si vedrà
chi per primo abbassa il cuore.
I miei amici sanno dare
quel che serve dell’amore
tanto ognuno sa comunque
quel che sa.
Ti posso dire la mia sugli uomini?
A te che ti ho conosciuto
a te che ti sono solo sembrato
a te che mi hai proprio sbagliato
e a te che ti sbaglierò
ti posso dire la mia sugli uomini?
la birra di troppo ghiacciata
e quella coperta bucata
quand’è bucata la notte
qualcosa ti racconterò.
Qualche giorno è meno peggio
guardo avanti e non vaneggio
so precisamente cosa vuoi da me.
Ti posso dire la mia sugli uomini?
A te che ti ho conosciuto
a te che ti sono solo sembrato
a te che mi hai proprio sbagliato
e a te che ti sbaglierò
ti posso dire la mia sugli uomini?
davanti a una birra di troppo
con una coperta bucata
quand’è bucata la notte
qualcosa ti racconterò.

postato da: famoHPsse alle ore 22:06 | Permalink | commenti (40)
categoria:
domenica, 04 gennaio 2009

Letture di Radio24 (qui da 6:27 in poi)

VITE ROVINATE DAL PALLONE

Damiano Tommasi

(da Vite rovinate dal pallone

Giulio Perrone Editore)

 

Da dentro, da fuori

 

       

Né bravo, né forte, né furbo, né abile, ma inaffondabile.

        Così è il mito, il mio mito.

        Nella vita potrai sempre incontrare qualcuno più bravo o più forte di te, più furbo o più abile, ma mai più inaffondabile.

        L’inaffondabilità è valore assoluto, dipende solo da te.

        Come sempre al fischio d’inizio lui sarà in campo, io sugli spalti al solito posto.

        Vivremo la stessa partita, avremo la stessa vittoria o la stessa sconfitta.

        Questo è il calcio, il resto è altro.

        Essere inaffondabile non significa non essere mai battuto, ma vuol dire avere la naturalezza di riemergere ogni volta che si è andati a fondo.

        Il campione ti fa vincere le partite, il mio mito ti fa sconfiggere le sconfitte.

        Hanno bisogno l’uno dell’altro, come hanno bisogno del gruppo, che tanto più si trova ed è, per quanti han voglia di esser punti di coesione: come il mio mito.

        Così nasce la forza del gruppo, individualità di individui, cuncta gens una.

        Così sul campo, ma anche così il tifo, che è tale solo quando ci fa sentire una persona sola.

        Allo stadio o parli a nome di tutti o stai zitto. Fai politica quando ti pare, ma non allo stadio: non è il luogo.

        Non c’è tifo se non si è cuncta gens una.

        Così da dentro, così da fuori: è la stessa identica cosa.

        Da dentro e da fuori, come oggi che è giorno di partita decisiva.

        Decisiva per la squadra, che dal successo otterrebbe la qualificazione.

        Decisiva per la società, che dalla qualificazione otterrebbe i ritorni economici necessari per il proprio programma.

        Decisiva per il tifoso, che dalla qualificazione e dal programma della società avrebbe tifo di futuro diverso.

        Decisiva per il mio mito, in cerca di ulteriori verifiche e conferme dopo un anno di inattività per infortunio.

         Il mio mito si chiama Damiano. Tommasi Damiano da Negrar, Verona.

        Gioca in serie A e nella Roma con contratto simbolico a riconquistar se stesso.

        Con contratto annuale di prossima scadenza.

        Da dentro vive fatti e situazioni che da fuori non conosco.

        Da fuori, però, ho certezza di comportamenti che ne prescindono.

        Allora, dai Damiano che l’arbitro ha fischiato l’inizio.

        Non è difficile raccontare una partita che deve essere ancora giocata.

        Non è difficile se hai il personaggio e la storia.

        Il personaggio è lui con tutta la sua onestà intellettuale e tutta la sua massima correttezza, nel rispetto dei più alti valori sportivi.

        La storia sono gli episodi e immagino che gli episodi, come spesso avviene nel calcio, abbiano portato, ad un minuto dal termine, ancora all’attesa dell’episodio risolutore, quando…

        …quando una palla, proveniente da un rinvio a liberare della difesa, scavalcato il centrocampo e tutti gli avversari sbilanciati in attacco, trova Damiano nel più classico dei contropiedi, in fuga solitaria lanciato verso l’altrettanto solitario portiere, ultimo ostacolo.

        Damiano ha ottima progressione e riesce ad entrare in area prima che il portiere, uscito dalla porta, gli si getti davanti.

        Nell’attimo, Damiano ha incontro fortuito di piede con zolla scomposta e quindi impatto, non voluto ed accidentale, con il portiere in tuffo a prender palla che lo scansa sdegnosa.

        L’arbitro fischia il rigore.

        Damiano è a terra, faccia nell’erba.

        Alzerà lo sguardo a guardar l’arbitro negli occhi.

        E gli parlerà.

        Da dentro i compagni lo osservano e aspettano.

        Da fuori lo osservo e aspetto come lo osserva e aspetta tutto lo stadio.

        Come lo osserva e aspetta il vecchio Presidente e con lui e per lui Rosella, amministratore delegato e figlia.

        Damiano ha gesto di sollevarsi, ma…

        …ma un peso sulla schiena lo trattiene a terra …”Bada… ti do un cazzotto in testa che ti rovino!”

        La voce del peso sulla schiena non è una voce da dentro, né una voce da fuori. E’ una voce da dentro dentro.

        “Ascolta amico bello” risuona ”è il tuo angelo custode che ti parla. Anzi, dato che da angelo mi licenzio, sono il tuo diavolo custode. Quello di cui hai veramente bisogno”

        Damiano non riesce a muoversi.

        “Questa volta decido io! Ma che ti sei messo in testa? Vuoi per caso diventare Santo? Non ne posso più. Sei uomo, sei uomo, sei uomo! Hai capito? Sei uomo! Anche gli angeli custodi hanno il senso del limite! Tu no!”

        Damiano alza gli occhi, ma il tempo è come se si fosse fermato.

        “E poi lo dicevano anche i Latini, mala fides superveniens non nocet! Ci vogliamo mettere, forse, a discutere anche i Latini?”

        Damiano non avverte più il peso sulla schiena, ma la voce da dentro dentro lo immobilizza nel seguir pensiero.

        “Questa volta, almeno per una volta, ascolterai il tuo diavolo custode”

        A dire il vero all’ex angelo custode gli giravano non poco.

        “Quel rigore non è tuo! Non puoi pensare di essere l’anima del gruppo e agire solo secondo te. Cuncta gens una non è allorquando ti fa piacere. Gli altri non si vincono, si convincono. Se sei stato bravo a far coincidere la tua coscienza con la coscienza di gruppo no problem. Altrimenti statte bono! Se no, vorrei capire che razza di punto di coesione sei!”

        Damiano prende fiato e scuote i riccioli a mo’ di sveglia, ma non ha modo di reagire.

        “E poi il calcio è competizione e, a volte, non si può andare troppo per il sottile. L’importante è che le regole del gioco siano uguali per tutti. Per tutti, hai capito? Per tutti: non uguali per gli altri e più uguali per noi. Basta solo ben comprendere il significato di ciò che s’intende per regole del gioco” e continuando ”Ahò, ma hai studiato l’Iliade e l’Odissea? Ti ricordi che s’inventò Ulisse per risolvere la situazione? Il Cavallo di Troia. Certo non fu una cosa molto leale, non fu di sicuro il massimo della sportività. Però tutti gli hanno detto bravo ed è diventato un eroe. Ci vogliamo mettere, adesso, a discutere anche Omero?”

        Damiano, ora, ha pienezza di momento ed è in procinto di pensiero, ma…

        …ma due figure, con piglio vagamente militaresco, appaiono alle spalle, o meglio alle ali, dell’angelo-diavolo custode e a lui si rivolgono “Siamo venuti per comando del Principale… Non era di ottimo umore… Ha detto che ti dobbiamo condurre da Lui… Passando, con calma, con molta calma, dal Purgatorio…”

        L’angelo-diavolo custode, assume atteggiamento di fatale riscontro dell’inevitabile e, prima di allontanarsi, lancia un più che significativo sguardo a Damiano a rinfacciare “Guarda che mi hai fatto combinare!”

        Damiano riemerge dal dentro dentro ed il tempo riprende a scorrere.

        Riemerge il mio mito: a volte è dura anche per gli inaffondabili.

        Da dentro e da fuori l’attesa di tutti sta per evolvere in epilogo.

 

postato da: famoHPsse alle ore 15:20 | Permalink | commenti (17)
categoria: