giovedì, 01 maggio 2008

Immagina

 

Immagina / nessun eden
è facile / se vuoi
né mai / paure
solo cielo / sopra noi
Immagina / che ognuno
non sprechi / i giorni / mai…
 

Immagina / nessun confine
se provi / ce la fai
mai uccidere / o morire
e false religioni / no
Immagina / che ognuno
viva / in pace / così...

Sì, lo so, / sono sogni

ma non sono / solo miei
Spero che anche tu / un giorno

questo mondo / con me vedrai

Immagina / che nessuno
tu credici / se puoi

sia potente / e dia fame
ma fratello / insieme a te

Immagina / che ognuno
un mondo / di tutti / abbia per sé...

 

Sì, lo so, / sono sogni

ma non sono / solo miei
Spero che anche tu / un giorno
questo mondo / con me vedrai

 

(io l'ho tradotta così...A.A.A.Cercasi cantante di belle speranze...)

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domenica, 20 aprile 2008
il Diego di Frida

Diego, principio

Diego, constructor

Diego, mi niño

Diego, mi novio

Diego, pintor

Diego, mi amante

Diego,´mi eposo´

Diego, mi amigo

Diego, mi padre

Diego, mi madre
Diego, mi hijo

Diego, yo

Diego, Universo

 

Diversidad en la Unidad

 

Frida Kahlo (En su Diario, a Diego Rivera)

 

-        Anch’io sono tutto questo per te, non trovi?

-        Certo, solo che non ti funziona il quando e sei hijo quando dovresti padre, pintor quando invece esposo, amante nel momento che servi amigo, niño allorché constructor e viceversa. Per non parlare di universo al posto di yo

 

                   (Le donne non le accontenti mai, davvero…)

 

 

 

postato da: famoHPsse alle ore 20:14 | Permalink | commenti (34)
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martedì, 08 aprile 2008

Manchester - Roma   1-3

mercoledì sera due goal e grande partita di Perrotta, il terzo goal ancora non so bene, in ogni caso, poichè mi piace essere soprattutto sportivo, dedico all'Old Trafford opportunamente passata per traduttore istantaneo...

THE SOCIETY OF MAGNACCIONI

Fatece off that passamo us,
Them youngsters de Rome is beautiful,
Semo boys facts cor brush,
And girls innamorà famo.
And girls innamorà famo.

But who cares, but they matter,
If the host ar wine c'ha put water,
Je and we demonstrate, and we famo je,
C'hai put water, and you pagamo nun, but however,
Semo those of us who jarisponnemo n'coro,
Mejo wine is er de them Castles
That is de zozza society.

Ce them like chickens, abbacchi and chickens,
Because so without thorns,
Er nun so as cod.
The company de magnaccioni them,
Society of Youth,
We like de ce magna 'and drinks,
And nun de ce like working '.

Osteee!

Portace n'artro litre,
Us that if the bevemo,
And Ja risponnemo
Embe ', embe', which is?

And when wine er, embe ',
Ciariva ar goiter, embe ',
Ar gargarozzo, embe ',
Ce n'ficozzo ago, embe '.

Pe flaw short, short flaw,
My dear host portace from drinking,
By drinking from drinking, zan zan.

But the case for more socera
If famo du spaghetti amatriciana,
If famo un par de litres a thousand degrees,
S'ambriacamo and more n'ce pensamo
S'ambriacamo and n'ce pensamo more.

What ciarifrega that ciarimporta,
If the host ar wine c'ha put water,
Je and we demonstrate, and we famo je,
C'hai put water, and you pagamo nun, but however,
Semo those of us who jarisponnemo n'coro,
Mejo wine is er de them Castles
That is de zozza society.

It mejo er vino de them Castles
That is de zozza parapappappa society '.

postato da: famoHPsse alle ore 20:43 | Permalink | commenti (52)
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venerdì, 21 marzo 2008

Dima è la prima della classe, sogna di iscriversi ad una scuola di giornalismo. Decide invece di trasformarsi in notizia. Una brutta notizia. Myriam sogna l’America. Le manca Michael, di cui è rimasto solo un braccio, fotografa gli alberi e vorrebbe affondare le radici nella terra del suo popolo.

Dima è palestinese, Myriam israeliana. Tutte e due hanno diciotto anni. Le ultime dodici ore della loro vita non bastano a spiegare, tanto meno a capire. Costringono però anche noi a respirare quella miscela mortale in cui si è trasformata la convivenza tra due popoli.

Ci sono storie che non servono a distribuire responsabilità, condanne o assoluzioni, ma che interrogano noi e la nostra generazione.

PRIMA DI LASCIARSI, liberamente tratto dalla storia vera di Ayat Al-Akhras e Rachel Levy, è una di queste.

 

         Gabriella Ambrosio, un passato da giornalista, è direttore creativo dell’agenzia di pubblicità che porta anche il suo nome e docente universitario di tecniche pubblicitarie. E’ autrice di un libro sulla scrittura creativa.

         PRIMA DI LASCIARSI è il suo primo romanzo.

.

Con Gabriella, di solito, parliamo di bilanci, di tasse, di consigli di amministrazione.

A volte, nelle pause, anche di cose scritte e da scrivere.

Di luoghi a ciò dedicati.

Di idee.

Di idee che aspettano.

Di fatti.

Gabriella è una tosta e quando guarda vede, non sogna.

E’ diretta.

Se ti dice che una cosa le piace, puoi essere sicuro che merita, che funziona.

Così quando scrive, è tosta.

PRIMA DI LASCIARSI è un voler esserci.

Un invito ad esserci.PRIMA DI LASCIARSI

A respirare quell’aria.

A viverla.

A vedere direttamente.

Per provare a “sentire” ancor prima di provare a capire.

Tostamente.

Molto tostamente.

 

Gabriella Ambrosio - PRIMA DI  LASCIARSI  - Ed. Nutrimenti                                                                        

 

                                                                              

postato da: famoHPsse alle ore 21:18 | Permalink | commenti (50)
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giovedì, 06 marzo 2008

Walter Mauro  MILES E JULIETTE                                                 

                Walter Mauro racconta la storia d’amore di Miles Davis e Juliette Greco                               

 

 

Milano, 2 mar. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - "Miles e Juliette" e' il titolo del romanzo di Walter Mauro, edito da Giulio Perrone (pp. 150, euro 12), nelle cui pagine si racconta la segreta storia d'amore tra Miles Davis e Juliette Greco. Da testimone innamorato del jazz, dopo una lunghissima carriera di critico, Mauro esordisce cosi' nel genere narrativo con un romanzo di musica e amore che lascia incantati e traccia i confini di una geografia sentimentale che, sospesa tra sensualita' e mistero, non riassume soltanto un'epoca e i volti che l'hanno segnata, da Apollinaire a Duke Ellington, ma anche un preciso modo di stare insieme, di spendersi, di tenere vivi i sogni.

Nato a Roma nel 1925, l'autore e' tra i piu' noti esponenti della critica militante e consigliere centrale della Societa' Dante Alighieri. Allievo di Ungaretti, si e' occupato con monografie critiche di numerosi autori italiani e stranieri tra i quali Sciascia, Alvaro, Fenoglio, Baldwin, Gramsci, Dante, Sartre. In collaborazione con Elena Clementelli ha pubblicato, inoltre, tre antologie dedicate al blues, agli spirituals e ai canti dei lavoratori neri d'America, ai quali ha anche dedicato un testo intitolato "Storie dei neri d'America".

 

Walter Mauro è stato il mio professore d’Italiano al Liceo e, come tutti quelli che l’hanno avuto come tale , posso dire che non mi ha lasciato solo un ricordo, ma un’impronta.

E’ stato grande nel darmi la misura del perimetro entro il quale la professione di professore non permette deroghe, proprio per non dar confini, al di fuori di questo, alle passioni che muovono la nostra vita.

Così nella professione di professore, così, come ho poi verificato, in tutte le altre.   

 

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domenica, 17 febbraio 2008

 

Ognuno ha il mare che si merita.

Il mio non è DUE DITA SOTTO IL CIELO, al più può essere la sua cover...

Sì lo so che sono fuori stagione, ma ho voglia di Fregene…

 

                                                                        it.youtube.com/watch

Due tette sotto il cielo

 

 

Fregene

Una fila di macchine lunga un treno

Venti chilometri, due ore al finestrino
A passo d’uomo la domenica mattina

Verso sdraio colorate tra odore di benzina

e l’acqua a volte è forse anche marrone

ma che m’importa non la devo mica bere

Ma soprattutto il mare

La gente sulla gente

della spiaggia è la pelle sotto il sole

I lettini sul muso, sdraiati senza voglia di pensare

 

A 15 anni mi sembrava di giocare

E che potevo scegliere se ridere o soffrire

Ché tanto era uguale

Con poco da capire

Qui dove la testa e il corpo si vanno a salutare

 

Volevo niente “ma solo

Due tette sotto il cielo”

Ed anche adesso questo è il mio pensiero

 

Ma poi trovavo anche due occhi neri da guardare

Un’altra mano con le sue dita che mi venivano a cercare

Ed io che mi volevo solo riposare in silenzio e non parlare

ed ascoltare il mare

ed in quel casino avere nulla da pensare, nulla da pensare

e sul bagnasciuga sentir onde rifiatare

 

Fregene, ti vengo ancora a cercare

Avere addosso quel colore, quel sale e iodio di sapore

Che il tempo ci vuole ancora dare

Fregene, gli occhi neri, e il tuo mare

Ché io lo voglio respirare

E non c’è tempo per morire se ancora io qui riavrò

Due tette sotto il cielo

La borsa aperta il suo respiro

Ad occhi chiusi non c’è mistero

 

postato da: famoHPsse alle ore 21:42 | Permalink | commenti (59)
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sabato, 02 febbraio 2008

 

esile e gentile figura femminile

  

 

 

  “Allora Andrea che succede?” domandò Giovanni posando il tegame di carbonara sulla tavola.

        Andrea sollevò gli occhi verso l’alto e, con la stessa fatica con cui Pietro stava stappando una cocciuta bottiglia di vino bianco, sospirò “Ragazzi ho fatto una cazzata!” e calando la voce “Una cazzata terribile!”

        Dalla Nomentana salì un crescente prolungato borbottio di motorino e Andrea ebbe cura di attenderne il completo dissolversi prima di continuare, lasciando Pietro e Giovanni in silenziosa attesa.

        “Ho accettato l’incarico di Direttore Responsabile in una rivista di prossima uscita e mi sono licenziato”

        Dirigere un giornale era da sempre il sogno di Andrea.

        “Solo che il progetto è fallito e ora sono senza lavoro”

        “E tua moglie?” chiese preoccupato Giovanni.

        “Ancora non lo sa”

        Pietro con calma riempì i bicchieri di tutti e tre, poi bevve lentamente e, dopo essersi abbandonato sullo schienale della sedia, guardando fisso Andrea, confessò “Anche io, da una vita, vorrei trovare il coraggio di fare la stessa cosa”

        L’aria calda della sera, mossa da lieve brezza, dava sul balcone sensazione di libeccio.

        Giovanni, senza che nessuno glielo chiedesse, riempì i piatti di carbonara e, dopo un rapido sguardo alle luci dei Monti Tiburtini quasi a cercare ispirazione ed orizzonte, si rivolse ad entrambi “Quanta autonomia avete? Per uscirne è sempre solo questione di autonomia: di tasca e di testa”

        In quel mentre, esattamente dalla curva sotto il balcone, l’inconfondibile rimbombio dell’accelerazione di un motore lanciato in sorpasso sopraggiunse evolvendosi in sinistro prolungato stridulare di pneumatici in forzosa ed incontrollata frenata con, infine, botto da schianto metallico e dispersione di vetri.

        I tre si affacciarono sulla strada a veder allontanarsi l’auto del mancato sorpasso, attendendo tranquillizzanti movimenti dalle lamiere, che partorirono la lacoste chiara e gli attillati jeans di un’esile e gentile figura femminile.

        “Porca miseria zozza ladra che sfiga!” Si presentò senza smettere di analizzare quello che rimaneva dell’automobile.

        “Si è fatta male?” chiese premuroso Giovanni ”Ha bisogno di qualcosa?”

        “Qualcosa?” rispose sollevando lo sguardo verso il balcone “Che fai sfotti? Non lo vedi che casino?”

        Poi, dopo un ultimo terminale sguardo al disastro, “Salgo un attimo, a che piano siete?”

        Pietro accennò un ghigno di sofferenza mentre Giovanni si dirigeva verso la porta.

        “Permetti? Bruna Cortona. Stavate mangiando? Buona la carbonara! Chi l’ha fatta? Tu hai la faccia di uno che cucina bene” e, mentre Andrea aggiungeva una sedia al tavolo, “Mi dovete aiutare, domattina devo essere assolutamente a Forte dei Marmi”

        Concesse ai tre appena il tempo delle presentazioni e incalzò “Ho organizzato un meeting per la realizzazione di un evento sull’agricoltura biologica e biodinamica nell’ambito del commercio equo e solidale” e, puntando senza preavviso Andrea “Sai quelle stronzate per avere i contributi regionali. Tu questa notte hai impegni?”

        Andrea provò ad accennare “Ma io veramente…” troncato da un esplicito “Perché domani lavori?”

        “No, anzi mi sono licenziato e momentaneamente sono senza lavoro”

        “Di che ti occupi?”

        “Giornalismo e pubblicistica in genere”

        “Ottimo, stavo proprio cercando un addetto stampa! Ti faccio un contrattino per tre mesi, ovviamente ti pago in nero” e, rivolgendosi a Pietro, ”E tu che lavoro fai?”

        “Lavoro in Telecom”

        “Ahi, bel mattone!”

        Colpito ed affondato.

        “E tu?” sorrise a Giovanni.

        “Faccio l’avvocato”

        “Sei bravo?”

       Giovanni rispose a sorriso con sorriso, ma irrefrenabilmente, sbirciando l’auto accartocciata al lato della strada, fu preso da pensiero metafisico “Io questa la butto di sotto!”

        “Ascolta” continuò “dato che sei avvocato, per favore, pensaci tu a sistemare con la polizia le cose dell’incidente. Le pratiche burocratiche mi stressano. Piuttosto ti dispiace se faccio una doccia?”

        Mentre Giovanni l’accompagnava alla stanza da bagno, rimasti soli, Andrea interrogò con gli occhi l’amico.

        E Pietro, con lieve indolente amarezza illuminata da vena di sarcasmo, “Che c’hai da perdere Andrè? Oramai tu già stai su piazza. Sono io che rimango alla finestra”, quindi con meditazione sonora  “Dovrei aprirla questa finestra… ma non la apro. No, non la apro… La apro? Poi forse…forse la apro…”

        Andrea si accese il suo solito mezzo toscano, compagno irrinunciabile dei momenti così.

        “Capace che ci finisci pure a letto!” reagì in battuta Pietro “Ma, a proposito, Giovanni che sta a fà?”

        Giovanni aveva atteso che terminasse la doccia per porgerle un accappatoio, non essendogli stato concesso il tempo di consegnarlo prima che entrasse nella stanza da bagno e, comunque, la conversazione era continuata anche a stanze limitrofe.

        “Domani è essenziale che sia al Forte, ci sarà l’Assessore e la Banca. Come guida il tuo amico? Forse è meglio che guidi io, mi sembra un tipo troppo tranquillo. Anche tu mi sembri un tipo troppo tranquillo. Perché non ti tingi un po’ i capelli? Lo fanno tutti. All’evento, se mi dice bene, ci sarà quello che ha vinto a Sanremo. Come si chiama? Sì, adesso lo chiedo a te. Con quella faccia da avvocato”

        Uscita dalla doccia, a conferma, guardandolo negli occhi, sentenziò “Sì è vero tu, oltre ad avere la faccia di uno che cucina bene, hai anche la faccia di uno che vive appollaiato sul balcone”

        Poi dirigendosi verso gli altri e incocciando una cornice con foto “Chi è ‘sta cicciona?”

        “Mia madre”

        “Ah, perbacco, bella donna!”

 

 

(da APPOLLAIATI SUL BALCONE – Il Sorpasso -

 Giulio Perrone Editore)                           

 Il Sorpasso

 

,,,se Bruna Cortona si fa viva, può essere che ne nasca un seguito.

 

 

 

 

  

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sabato, 26 gennaio 2008
RAC-CORTI

 

 

 

 

 

 

 

Rapporto emotivo con oggetto scenico.

 

 

 

 

 

 

 

Fuori è Via del Governo Vecchio, dentro è Gardenia. Un pub con uso di piano bar.

Dal semibuio un chiunque sottofondeggia una canzone.

Gardenia e poi

bicchieri vuoti tra di noi

su marmo freddo come te

che cerchi una storia che non c’è.

Gardenia e poi

ingannevole musica per noi

confusione un po’ così

ed io che non ricordo come finì.

Non alzi lo sguardo, che non abbandona i bicchieri vuoti sul tavolino.

La lampada sospesa decide di riempirli di luce ed oscurare il resto.

Il riflesso ti arriva sul volto e segna la tua distanza.

Non parli, non parlo.

Bicchiere di destra e bicchiere di sinistra, per poco ancora vicini, ormai vuoti.

Eppure sei lì a guardarli, a rimbalzarci sopra pensieri stanchi di diventare parole.

Rapporto emotivo con oggetto scenico. Prende vita quando l’oggetto è occasionale o puramente strumentale e la sua manipolazione inconsapevole. L’azione diventa una scrittura scenica che può essere letta nelle più sottili sfumature da chi assiste. L’attore narra inconsapevolmente l’intera parabola di uno stato d’animo nelle sue varie fluttuazioni. La comunicazione muta risulta spesso più esauriente di quella verbale. Non di rado la tecnica del rapporto emotivo con oggetto rivela all’attore sue tendenze interiori da lui stesso ignorate.

Bicchieri, ieri.

Bicchieri, chi eri?

Giochi di pensieri.

Pensieri statitici.

Pensieri bicchieri.

Bicchieri che guardi. A racchiudere. A racchiudersi.

Sembra che tu stia cercando qualcosa? Ma no, semmai come constatando. Anzi vedendo. Semplicemente ed asetticamente vedendo. Senza niente di oltre.

Aspetti solo che fatalmente qualcuno porti via i bicchieri. Il segnale per andartene. Per alzare definitivamente lo sguardo.

“Amico, Tu comprare rosa Signorina?”

E affonda la rosa tra i bicchieri.

“Bella rosa per bella Signorina…”

Alzi lo sguardo.

“Amico, solo uno euro, amico”

Altre due rose invadono il tavolo.

“Tre rose due euri, bella Signorina”. 

 Gardenia e poi

chissà che cosa vuoi

comunque domani lo so

accanto a te mi sveglierò.

Gardenia e poi

un altro wisky farmi male non può

più di quanto male ho

tanto la musica sempre più confusa non l’ascolterò.

Gardenia e poi

oggi sono io, ieri eravamo noi,

Gardenia e poi

oggi sono io, ieri eravamo noi.

 

Ho preso il testo di una canzone scritta anni fa e ci ho messo dentro la definizione di questo esercizio-esperimento che costituisce il punto più avanzato della tecnica psicoscenica dell'attore (Alessandro Fersen - IL TEATRO, DOPO - Ed. Laterza) per cercare di "vederlo" sulla pagina scritta. Come fosse un Corto.

LAB è lieto di presentare

Rac-corti,

a cura di Andrea Careri

giovedì 31 gennaio

ore 19.00

Lettere e caffè

via San Francesco a Ripa, 101

Roma

Ingresso gratuito

introduce Miriam G.L. Serranò

presenta Andrea Careri

letture di Sara Carallo e Marco Reale

info Isabella Borghese responsabile eventi Perrone-LAB mobile 347 8278394 e-mail isabella.borghese@gmail.com

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lunedì, 07 gennaio 2008
inadatti al volo

 

 

                            Salto nel vuoto

 

(ispirato dalla lettera aperta al Ministro della Salute Livia Turco pubblicata sul blog di Sante Bernardi.  http://santebernardi.wordpress.com/)

 

 

 

 

Le fiamme sono ormai arrivate al terzo piano e il fumo si è fatto strada fino alla porta della camera.

L’infermiera non abbandona la finestra con lo sguardo verso il basso, verso i pompieri, verso la gente, quattro piani più sotto.

Verso quella specie d’accrocco apprestato sotto la finestra.

Non c’è altro da fare, le hanno provate tutte.

Non rimane che il salto nel vuoto.

Il malato è ancora sul letto, occhi al soffitto.

Del resto sono giorni che sta così.

E’ malato di SLA (sclerosi laterale amiotrofica o malattia dei motoneuroni).

Una malattia incurabile, con progressive e definitive paralisi degli arti superiori ed inferiori, fino a paralizzarli, per poi attaccare i polmoni; oltre ad una serie di difficoltà obiettive, legate alla sempre inamovibilità degli arti.