sabato, 23 settembre 2006

Le case che sanno di pane

 

 

 Le piacciono le case che sanno di pane e, senza saperlo, se mai c’incontreremo, ha fissato lì il nostro appuntamento.

 Le case in cui ogni bacio è il remake del primo bacio e dove, tutti i giorni, ognuno è la cover del meglio di se stesso.

La Cover Theory,

ovvero l’arte contemporanea come re-interpretazione,

 estesa dal mondo della musica in altri ambiti espressivi come in poesia,

 è estendibile anche nella vita.

 

 Le case che sanno di pane esistono ed esistono nel reale. Sono punti di partenza, di arrivo, di pausa, di ripartenza.

 Dopo che ci sei stato ti senti un po’ nuovo, ma sei sempre tu, nuova è la voglia, nuova è l’energia.

 Ho qualche indirizzo. Tutti hanno qualche indirizzo. Anche le ragazze che hanno perso gli stivaletti rossi.

 

      Il pane si addice a tutto:

      all’olio, al pancotto, al cacio,

      all’uva, per dare un sapore di bacio,

      al vino, al brodo, al prosciutto,

      a se stesso, pane con pane.

      Anche da solo, come speranza…

                                                            (Juan Ramon Jimènez)

      Io non mi addico a niente,

      se prendo il pancotto mi scotto con l’olio bollente,

      né uva, né vino,

      se dò un bacio ha sapore di cacio,

      mai un brodo, sempre all’asciutto,

      ma va bene lo stesso, anche se ho fame:

      di Te, del Mondo e del Pane.

                                                                     (Cover)

       

 

 

 

 

 

 

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sabato, 09 settembre 2006

Uno sguardo dal punto

        Finalmente la frase aveva maturato il punto e lei ci salì sopra, respirò profondamente, gettò lo sguardo al rigo sottostante e vide la pagina che scorreva bianca.

        Si accorse che la osservavo e mi chiese: ”Sai dov’è Corso della Scrittura Creativa ?”

        Le indicai la strada che costeggiava la pagina bianca fino a Piazza dell’altro Punto.

        Il suo momento era quello in cui si diventa figli di se stessi: quando ciò che sei nasce da quello che sei stato, senza possibilità né voglia di alibi.

        Aveva desiderio di nuovo, anche di prove nuove: magari scrivere un libro.

        Dall’alto intravedeva sotto il bianco della pagina un disordinato e discontinuo rifluire ora di ricordi, ora di sensazioni, ora di idee disparate.

        Nascessero con lei anche loro!

                               Tanto gentile e tanto onesta era

                       la voglia sua dell’esser or pubblicata,

                       ma un  po’ di lite avendo con la vita,

                       dolce parea  ed al par tempo fiera.

                               Ella era lì, pronta a cominciare

                       con fragil grinta ma alquanto risoluta,

                       senza che affatto fosse trattenuta

                    per sbaglio fatto da timore di sbagliare.              

        Anche io, per lo stesso motivo, ero a quel punto, le spiegai con parole ruffianamente autocelebrative: riuscire a tuffarsi, arrivare in fondo all’io, pescare il noi, riemergere e comunicare certi di poter essere condivisi.

        Sia chiaro: senza alcuna pretesa di pescate che non volessero essere altro che occasioni d’incontro. Anzi con il sorriso, se possibile.

        Ma…      

        “Dicano!” ci sorprese una voce più che spazientita. “Io sono un punto, mica un albergo! Dovete scendere e proseguire. I punti servono per i passaggi. A capo! Per favore, a capo!”        

        Il tono non mi concesse alcun tentativo di reazione e, dato un ultimo sguardo, con forzata saggezza, ci incamminammo per Corso della Scrittura Creativa.

postato da: famoHPsse alle ore 00:17 | Permalink | commenti (13)
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