sabato, 21 ottobre 2006

                                                                L’ 8 Aprile 2006

Notte prima delle votazioni

 

 

        In poltrona davanti al televisore zio Amleto medita “lo voto o non lo voto? Questo è il problema!”

        Nascosta sotto il cespuglio castano dei suoi riccioli alla Jimi Hendrix, accanto a lui, accucciata sul pavimento, è Carlotta, bimba senza indecisioni, parcheggiata per una notte a casa dello zio.

        Zio Amleto ha malessere da confusione, oramai orfano di convinzioni, subisce più che ascolta le solite teletiritere.

        Carlotta, con fare solo apparentemente distaccato, suddivide equamente lo sguardo tra il suo orsacchiotto, la televisione e lo zio.

        Zio Amleto rimpiange il tempo in cui c’erano i buoni e i cattivi e si votava senza esitazioni.

        Esitazioni?

        Queste sono sconosciute a Carlotta quando con la sua vocetta proferisce le sentenze che l’hanno resa famosa.

         Come quando le dissero che la cugina grande, prossima mamma, aveva fantasia di dar nome al nascituro, se femminuccia, Tara:   “Certo, così se poi avrà due fratellini li chiamerà Peso Lordo e Peso Netto!”

        Con buona pace di “Via col vento”, per altro oggi sigla televisiva.

        Stasera al solito posto la luna sembra strana.

        “Zio che cos’è un caimano?”

        “Una specie di coccodrillo, tesoro”

        “Anche lui piange dopo aver mangiato?”

        “Non credo, forse piange se non riesce a mangiare”

        “Beh, almeno non è stupido”.

        Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani.

        Ciao ciao mito americano, pensa zio Amleto, ciao mito della giustizia che in ogni caso trionfa. Ciao Spencer Tracy, ciao Gregory Peck de “Il buio oltre la siepe”, ciao Gary Cooper, ciao mito della stella di latta.

        Ma non c’è tempo per pensare.

        “Zio cos’è la par condicio ?”

        Zio Amleto ha silenzio di faticosa risposta, quindi alla meno peggio sintetizza “Vedi Carlotta, i grandi ritengono che non sia giusto che la televisione trasmetta i discorsi di alcuni molto più che i discorsi di altri”

        “Ma a me non interessano né i discorsi degli Alcuni né i discorsi degli Altri!”

        “E poi zio, perché litigano se tutti vogliono diminuire le tasse?”

        La matematica non sarà mai il mio mestiere.

        A quel punto dal televisore tracima il dibattito sulle coppie gay e sulle adozioni alle coppie gay.

        Zio Amleto teme la domanda che però non arriva; anzi Carlotta, dopo silenziosa attenzione, stringendo a sé l’orsacchiotto, esterna retorica “Scusa zio, ma non sarebbe giusto che i bambini comuni fossero dati ai genitori comuni e i bambini gay ai genitori gay?”

        E’ solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.

        Zio Amleto sprofonda sempre più nelle sabbie mobili del suo “lo voto o non lo voto? Questo è il problema” e il televisore impietosamente incalza “l’esito delle elezioni sarà determinato dal voto degli indecisi!”

       Carlotta accarezza l’orsacchiotto e a zio Amleto, chissà per quale inconscio meccanismo dei pensieri, gli viene di ricordare il suo primo giorno di scuola quando, solamente all’appello, scoprì di aver sbagliato classe e fu accompagnato da un bidello alquanto seccato all’altra sezione. E anche quella volta che, piccoletto, si era messo in bocca il manico dell’ombrello rimanendo inesorabilmente allamato, tanto da rendere necessario, per la liberazione, un fulmineo accompagnamento al pronto soccorso. E anche poi quella triste volta in cui, posseduto da sensazione di vuoto, apprese che Babbo Natale non esisteva.

        Ma Babbo Natale esiste o non esiste? Questo è il problema.

        Din don Carlotta. 

        “Zio cosa sono i sondaggi?”

        “Cara Carlotta” rinviene ed eloquisce zio Amleto “i sondaggi sono come delle interviste che vengono fatte a un po’ di gente per sapere, attraverso dei calcoli che si chiamano proiezioni, come la pensa la maggioranza. Dicono che possano orientare le opinioni”

        Carlotta guarda lo zio e lo zio guarda Carlotta.

        Silenzio.

        Giusto! I sondaggi!

        “Ma tu Carlotta, così tanto per sapere, per chi voteresti?”

        Carlotta ha un piccolo lampo negli occhi e sorride, abbandona l’orsacchiotto sul pavimento e di slancio, nascondendola con la mano, incolla la bocca nell’orecchio dello zio e, divertita, sussurra l’ennesima sentenza.

        Cara Carlotta sarai la prima bambina italiana di dieci anni ad aver votato alle elezioni!

        Come pini di Roma, la vita non li spezza, questa notte è ancora nostra. 

 

 

                                                     ………….

 

                                                 L’ 8 Ottobre 2006

                                     (…sei mesi dopo, appena…)

Notte dopo le votazioni

 

         “Zio che cos’è la Finanziaria?”

         “Vaffanculo!!!...Te, con tutto l'orsacchiotto!...” 

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sabato, 07 ottobre 2006

Le storie che non si raccontano

 

 

Quando scrive Elis è tensione allo stato puro.

Così nel suo ultimo racconto (in PENSIERI D’INCHIOSTRO, Giulio Perrone Editore), che sarà pure “Una storia come tante”, ma ha finale del tutto particolare:

 

“Mi tenevi tra le tue braccia, ed ero felice, forse lo eri anche tu, voglio pensare di sì, perché quel momento, magico e unico, è l’unica ragione per tutto ciò che è successo dopo.

Ma questa è un’altra storia, e questa, veramente, non la racconterò”.

 

Mi domando: uno che non ha storie che non si raccontano è povero o ricco? O forse, semplicemente, è uno che come si muove lo "tanano" subito?

 

Una storia che non si racconta è come un blog chiuso, come una stanza divenuta buia.

E’ anche déjà vu.

 

“E poi una casa alta sulla collina col tetto rosso e due alberi vicino,

già vista in un disegno che avevo fatto da bambino,

inattesa sensazione di te

 come di cosa mai avuta ed ugualmente persa,

improvvisa convinzione diversa

che il futuro è un passato vestito di nuovo,

perciò, non so quando, non so come, non so in chi,

ma qui ti ritrovo”.

 

Che fare? Quale bussola?

 Induttivo mi dà l’assist giusto: l’empatia.

"- L’empatia è la focalizzazione sul mondo interiore dell’interlocutore, è la capacità di intuire cosa si agiti in lui, come si senta in una situazione e cosa realmente provi al di là di quello che esprime verbalmente.
- L’empatia è la capacità di leggere fra le righe, di captare le spie emozionali, di cogliere anche i segnali non verbali indicatori di uno stato d’animo e di intuire quale valore rivesta un evento per l'interlocutore, senza lasciarsi guidare dai propri schemi di attribuzione di significato".

 

Ma a volte la miglior bussola è non avere bussole e… sai che ti dico…uno che non ha storie che non si raccontanto non è attendibile, perché è probabile che, semplicemente, sia uno che dice qualche bugia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

postato da: famoHPsse alle ore 17:28 | Permalink | commenti (15)
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