A Piazza Perin del Vaga, al civico n. 4, nel cortile interno di un vecchio condominio romano dove il tempo sembra essersi fermato, l’associazione culturale LAVATOIO CONTUMACIALE ha ospitato la presentazione di A.A.A. CERCASI, antologia sul tema degli annunci della Giulio Perrone Editore per le penne di quelli del secondo corso di scrittura creativa e qualcuno in più, tra cui io.
Quelli del secondo corso sono per lo più quelle del secondo corso e, vi assicuro, meritano di essere lette. Hanno ottimi annunci. E poi ora c’è il corso di scrittura avanzato.
Questo piccolo grande amaro
(Biglietti, numero due, concerto Claudio Baglioni, vendo)
Quella sua maglietta fina
tanto stretta al punto che
mi immaginavo tutto
E fosse solo la maglietta fina!
Ma dei jeans a vita bassa ne vogliamo parlare?
Tanto bassa al punto che…
…al punto, al punto… a quel punto giusto che…
…e che dovevo immaginare di più?
e quell’aria da bambina
che non gliel’ho detto mai
ma io ci andavo matto
Mi ha fregato in pieno quell’aria da bambina.
Alla faccia dell’aria da bambina, della bambina che mi ha lasciato senz’aria.
Così dolce, così carina, m’ha detto fine con un sms, la bambina.
ed io non ho mai capito niente
visto che oramai non me la levo dalla mente
I due biglietti per il concerto sono sul tavolo, accanto al manuale di Diritto Privato, illuminati bene, risaltati bene dalla lampada.
Li guardo, li fisso, mi ci appendo, ci sprofondo.
Il divano mi è amico e consente che la forza sia solo negli occhi.
Fuori pioviccica. Diluviasse, a fotterlo questo dannatissimo concerto!
quella camminata strana
pure in mezzo a chissàche l’avrei riconosciuta
Il cellulare smusichetta.
“Sì?”
“Sei tu che vendi i biglietti del concerto di Baglioni?”
“Sì.”
“Perché?”
”Come perché?”
“Sì perché?”
Che tipa unica! Non la vedo, ma la colgo, connotata e dipinta da parola e colore di parola.
Insiste “Sì, perché li vuoi vendere?”
Ci casco, essendo al vuoto di reazione.
“Non ci vado più…”, esito, “…così…non ci vado più” ripeto.
“A me ne servirebbe uno” precisa, “a quanto me lo metti?”
“Sinceramente pensavo di rifarci i soldi spesi, ma dato che il concerto è questa sera e biglietti sono ancora qui…fai tu”.
Basta un sms a cancellare un concerto, a fare reset.
A lasciarti in inerte stand by.
Riformattarsi. Spegni. Riavvia. Dovrei.
“Perché non ci vai più?” non molla.
Sparo “Perché mi hanno spostato a domani l’esame di Diritto Privato”, mentendo senza troppa convinzione.
“E duro Privato, vero? Io faccio Sociologia”.
Ho veramente zero di risposta.
“Non ti dispiace perdere il concerto?”
Cerco e non trovo nulla che si sciolga dall’amaro.
“Un poco” rispondo patetico.
Un poco.
Ma quant’è tanto un poco?
Un poco è tanto quanto basta.
Un poco è la gomma bucata che ti lascia per strada, ovviamente senza ruota di scorta.
Un poco sono i cinque minuti dopo le 17, quando il treno è partito alle 17.
Un poco sono le nove pagine non lette del libro, prima di perderlo.
Un poco è un sms che dice fine.
Tanto quanto basta, un poco, e ti senti veramente…poco.
“A me Baglioni non è che mi faccia impazzire” mi richiama “però certe sue canzoni sono proprio da vivere”.
“E’ vero…” rispondo tanto per dire una cosa.
“Sei sicuro di voler rinunciare al concerto?”
Fuori, intanto, ha smesso di piovere.
“Lo sai no, che non si dovrebbe studiare la sera prima dell’esame?”
“Forse, ma ho grossa confusione sui Diritti Soggettivi”, che, poi, è davvero così.
“Io mi sono imbucata all’ultimo in un gruppo di amici, vieni anche tu”.
“No grazie, non me la sento…non me la sento proprio…”
“A proposito, come ti chiami?”
Le dico il mio nome.
“Come il mio ex ragazzo” fa una risatina.
Per risposta fingo un sorriso come se mi stesse vedendo.
“Eddai, vieni anche tu, così mi eviti di arrivare da te per prendere il biglietto”
Guardo i biglietti sul tavolo e mi appaiono più pesanti del manuale di Diritto Privato.
“Magari un’altra volta” accenno “ma questa sera non mi è possibile”.
“Ultimo tentativo!” fa come se stesse calando l’asso “Se vieni, ti presto il mio amuleto portafortuna personale e così sicuramente l’esame ti andrà bene” e, rafforzando convinzione, suggella con un “Puoi esserne certo” permeato di soddisfazione.
Non rispondo.
Aspetto che risuoni il suo inevitabile “Allora?” e quasi sogghigno “Non credo alla fortuna, soprattutto in questo periodo”.
Sento che prende fiato.
“Posso dirti una cosa?” sospira “Sei una frana”.
Sì, proprio come Lei che
mi diceva “sei una frana”
ma io questa cosa qui mica l’ho mai creduta







