domenica, 17 giugno 2007

Nella nuova sede della Giulio Perrone Editore, in uno di quegli incontri che ti lasciano qualcosa, raccolgo nel deciso sorriso di Giulia Carcasi convinzioni del proprio scrivere nette e contagianti.

Allora rubo dal suo blog parole come medicina, per farne buon uso nei giorni dispari.

 

  da     Ma le stelle quante sono: il blog di Giulia Carcasi

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http://www.feltrinelli.it/BlogAutore?id_autore=1000401&blog_id=27

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             Ci sono le mie parole in giro

 

Torno a Roma e di casa ne avevo voglia.
Avevo voglia di stanza mia, chiudere la mia porta, ascoltare la mia musica, scrivere con la mia penna, scrivere, scrivere le mie storie al mio tavolo da scrivere.
Mi piace dire “mia” e mi piace dire “scrivere”: parole di proprietà che nessuno può togliermi.
Mi piace anche dire “tua”, ma quella è parola di un’altra razza, è parola espropriabile.
Parole come “tua” sono terre di chi le occupa, sono di chi se le sente dire, andrebbero dette il meno possibile, ecco.
Io penso che il vocabolario di ognuno si restringa giorno dopo giorno.
Ci sono parole che smettiamo, come vestiti stretti, o forse, quelle parole vengono cedute alla persona a cui le diciamo, si sottraggono al nostro e si aggiungono al vocabolario di un altro, quando noi diventiamo di un altro.
Io non ho una riserva infinita di parole, alcune le ho dette e non hanno girato a boomerang, non sono tornate indietro.
Il mio vocabolario si fa ogni giorno più sottile.
Ci sono persone che vanno in giro con le mie parole in tasca.
Ci sono le mie parole in giro, in qualche vocabolario, da qualche parte.
Se qualcuno di voi le trova, è pregato di riportarmele.

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,,,NOTA PERSONALE:

Di tutte le Parole andate in giro che ho conosciuto nessuna è più ritornata.

E’ inevitabile che una Parola, per quanto sicura del suo significato, finisca col perdere d’identità allorché incontri un Aggettivo o un Avverbio o addirittura un Verbo.

E’ il destino delle Parole.

Avete mai visto una Parola resistere ad un Aggettivo nuovo?

Quante volte avete dovuto ascoltare il lamento “Non ho un Aggettivo da mettermi”, oppure “Con questo Aggettivo mi hanno già vista tutti?"

Avete mai saputo di una Parola sfuggita alle grinfie di un Avverbio?

Quando una Parola incappa in un Avverbio, si trova all’improvviso trasportata in un altro tempo o in un altro luogo, comunque in un’altra dimensione ed è costretta a vivere in un altro modo. Non sarà più la stessa, una volta avverbizzata. Senza ritorno.

Per non parlare poi del fatto che le Parole sono alla perenne ricerca del Verbo giusto e che spesso finiscono col Verbo sbagliato. Allora passano da un Verbo all’altro. Alcune coniugano anche due Verbi contemporaneamente. Poche rimangono senza Verbo. Un Verbo senza Parole è solo teoria. Le Parole lo sanno e ne approfittano. Quindi si accasano e non ritornano.

Comunque, se incontrate le mie parole in giro, salutatemele e dite loro che ogni tanto le penso. Soprattutto ad alcune.

E poi, in confidenza, siamo sicuri che le Parole, se mai tornassero, ci ritroverebbero così come ci hanno lasciato, pronti a ridirle?

 

postato da: famoHPsse alle ore 03:33 | Permalink | commenti (42)
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