domenica, 17 febbraio 2008

 

Ognuno ha il mare che si merita.

Il mio non è DUE DITA SOTTO IL CIELO, al più può essere la sua cover...

Sì lo so che sono fuori stagione, ma ho voglia di Fregene…

 

                                                                        it.youtube.com/watch

Due tette sotto il cielo

 

 

Fregene

Una fila di macchine lunga un treno

Venti chilometri, due ore al finestrino
A passo d’uomo la domenica mattina

Verso sdraio colorate tra odore di benzina

e l’acqua a volte è forse anche marrone

ma che m’importa non la devo mica bere

Ma soprattutto il mare

La gente sulla gente

della spiaggia è la pelle sotto il sole

I lettini sul muso, sdraiati senza voglia di pensare

 

A 15 anni mi sembrava di giocare

E che potevo scegliere se ridere o soffrire

Ché tanto era uguale

Con poco da capire

Qui dove la testa e il corpo si vanno a salutare

 

Volevo niente “ma solo

Due tette sotto il cielo”

Ed anche adesso questo è il mio pensiero

 

Ma poi trovavo anche due occhi neri da guardare

Un’altra mano con le sue dita che mi venivano a cercare

Ed io che mi volevo solo riposare in silenzio e non parlare

ed ascoltare il mare

ed in quel casino avere nulla da pensare, nulla da pensare

e sul bagnasciuga sentire onde rifiatare

 

Fregene, ti vengo ancora a cercare

Avere addosso quel colore, quel sale e iodio di sapore

Che il tempo ci vuole ancora dare

Fregene, gli occhi neri, e il tuo mare

Ché io lo voglio respirare

E non c’è tempo per morire se ancora io qui riavrò

Due tette sotto il cielo

La borsa aperta il suo respiro

Ad occhi chiusi non c’è mistero

 

postato da: famoHPsse alle ore 21:42 | Permalink | commenti (59)
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sabato, 02 febbraio 2008

 

esile e gentile figura femminile

  

 

 

  “Allora Andrea che succede?” domandò Giovanni posando il tegame di carbonara sulla tavola.

        Andrea sollevò gli occhi verso l’alto e, con la stessa fatica con cui Pietro stava stappando una cocciuta bottiglia di vino bianco, sospirò “Ragazzi ho fatto una cazzata!” e calando la voce “Una cazzata terribile!”

        Dalla Nomentana salì un crescente prolungato borbottio di motorino e Andrea ebbe cura di attenderne il completo dissolversi prima di continuare, lasciando Pietro e Giovanni in silenziosa attesa.

        “Ho accettato l’incarico di Direttore Responsabile in una rivista di prossima uscita e mi sono licenziato”

        Dirigere un giornale era da sempre il sogno di Andrea.

        “Solo che il progetto è fallito e ora sono senza lavoro”

        “E tua moglie?” chiese preoccupato Giovanni.

        “Ancora non lo sa”

        Pietro con calma riempì i bicchieri di tutti e tre, poi bevve lentamente e, dopo essersi abbandonato sullo schienale della sedia, guardando fisso Andrea, confessò “Anche io, da una vita, vorrei trovare il coraggio di fare la stessa cosa”

        L’aria calda della sera, mossa da lieve brezza, dava sul balcone sensazione di libeccio.

        Giovanni, senza che nessuno glielo chiedesse, riempì i piatti di carbonara e, dopo un rapido sguardo alle luci dei Monti Tiburtini quasi a cercare ispirazione ed orizzonte, si rivolse ad entrambi “Quanta autonomia avete? Per uscirne è sempre solo questione di autonomia: di tasca e di testa”

        In quel mentre, esattamente dalla curva sotto il balcone, l’inconfondibile rimbombio dell’accelerazione di un motore lanciato in sorpasso sopraggiunse evolvendosi in sinistro prolungato stridulare di pneumatici in forzosa ed incontrollata frenata con, infine, botto da schianto metallico e dispersione di vetri.

        I tre si affacciarono sulla strada a veder allontanarsi l’auto del mancato sorpasso, attendendo tranquillizzanti movimenti dalle lamiere, che partorirono la lacoste chiara e gli attillati jeans di un’esile e gentile figura femminile.

        “Porca miseria zozza ladra che sfiga!” Si presentò senza smettere di analizzare quello che rimaneva dell’automobile.

        “Si è fatta male?” chiese premuroso Giovanni ”Ha bisogno di qualcosa?”

        “Qualcosa?” rispose sollevando lo sguardo verso il balcone “Che fai sfotti? Non lo vedi che casino?”

        Poi, dopo un ultimo terminale sguardo al disastro, “Salgo un attimo, a che piano siete?”

        Pietro accennò un ghigno di sofferenza mentre Giovanni si dirigeva verso la porta.

        “Permetti? Bruna Cortona. Stavate mangiando? Buona la carbonara! Chi l’ha fatta? Tu hai la faccia di uno che cucina bene” e, mentre Andrea aggiungeva una sedia al tavolo, “Mi dovete aiutare, domattina devo essere assolutamente a Forte dei Marmi”

        Concesse ai tre appena il tempo delle presentazioni e incalzò “Ho organizzato un meeting per la realizzazione di un evento sull’agricoltura biologica e biodinamica nell’ambito del commercio equo e solidale” e, puntando senza preavviso Andrea “Sai quelle stronzate per avere i contributi regionali. Tu questa notte hai impegni?”

        Andrea provò ad accennare “Ma io veramente…” troncato da un esplicito “Perché domani lavori?”

        “No, anzi mi sono licenziato e momentaneamente sono senza lavoro”

        “Di che ti occupi?”

        “Giornalismo e pubblicistica in genere”

        “Ottimo, stavo proprio cercando un addetto stampa! Ti faccio un contrattino per tre mesi, ovviamente ti pago in nero” e, rivolgendosi a Pietro, ”E tu che lavoro fai?”

        “Lavoro in Telecom”

        “Ahi, bel mattone!”

        Colpito ed affondato.

        “E tu?” sorrise a Giovanni.

        “Faccio l’avvocato”

        “Sei bravo?”

       Giovanni rispose a sorriso con sorriso, ma irrefrenabilmente, sbirciando l’auto accartocciata al lato della strada, fu preso da pensiero metafisico “Io questa la butto di sotto!”

        “Ascolta” continuò “dato che sei avvocato, per favore, pensaci tu a sistemare con la polizia le cose dell’incidente. Le pratiche burocratiche mi stressano. Piuttosto ti dispiace se faccio una doccia?”

        Mentre Giovanni l’accompagnava alla stanza da bagno, rimasti soli, Andrea interrogò con gli occhi l’amico.

        E Pietro, con lieve indolente amarezza illuminata da vena di sarcasmo, “Che c’hai da perdere Andrè? Oramai tu già stai su piazza. Sono io che rimango alla finestra”, quindi con meditazione sonora  “Dovrei aprirla questa finestra… ma non la apro. No, non la apro… La apro? Poi forse…forse la apro…”

        Andrea si accese il suo solito mezzo toscano, compagno irrinunciabile dei momenti così.

        “Capace che ci finisci pure a letto!” reagì in battuta Pietro “Ma, a proposito, Giovanni che sta a fà?”

        Giovanni aveva atteso che terminasse la doccia per porgerle un accappatoio, non essendogli stato concesso il tempo di consegnarlo prima che entrasse nella stanza da bagno e, comunque, la conversazione era continuata anche a stanze limitrofe.

        “Domani è essenziale che sia al Forte, ci sarà l’Assessore e la Banca. Come guida il tuo amico? Forse è meglio che guidi io, mi sembra un tipo troppo tranquillo. Anche tu mi sembri un tipo troppo tranquillo. Perché non ti tingi un po’ i capelli? Lo fanno tutti. All’evento, se mi dice bene, ci sarà quello che ha vinto a Sanremo. Come si chiama? Sì, adesso lo chiedo a te. Con quella faccia da avvocato”

        Uscita dalla doccia, a conferma, guardandolo negli occhi, sentenziò “Sì è vero tu, oltre ad avere la faccia di uno che cucina bene, hai anche la faccia di uno che vive appollaiato sul balcone”

        Poi dirigendosi verso gli altri e incocciando una cornice con foto “Chi è ‘sta cicciona?”

        “Mia madre”

        “Ah, perbacco, bella donna!”

 

 

(da APPOLLAIATI SUL BALCONE – Il Sorpasso -

 Giulio Perrone Editore)                           

 Il Sorpasso

 

,,,se Bruna Cortona si fa viva, può essere che ne nasca un seguito.

 

 

 

 

  

postato da: famoHPsse alle ore 11:39 | Permalink | commenti (44)
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